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Chi ti accompagna

La mia storia e il progetto

La prima volta in cui mi sono innamorata della filosofia è stata al liceo. Avevo 16 anni quando incontrai Parmenide e il suo «l'essere è e non può non essere».

Da lì ho capito che tutto ciò che davo per scontato, quelle certezze che avevo acquisito, quel modo di interpretare il mondo, potevano essere ribaltati.

Ed è stato subito amore. Amore per la conoscenza.

Da quel momento ho deciso che non volevo più vivere accettando passivamente il pensiero insegnatomi dagli altri, ma che la vita doveva essere un cammino fatto di domande, per raggiungere sempre nuove consapevolezze su ciò che mi circondava.

In quel periodo, tra l'altro, stavo anche studiando la Divina Commedia e mi resi conto che la frase «Fatti non foste a viver come bruti, ma per seguir virtute e canoscenza» ci calzava a pennello!

Ma il "salto" definitivo lo feci con Nietzsche, due anni dopo.

Era il periodo in cui avrei dovuto scegliere l'università e iniziare a pensare al futuro lavoro che mi aspettava. La mente (e anche i miei genitori…) era orientata verso qualcosa di più pratico, più spendibile a livello lavorativo. Ma il cuore, la mia anima, desiderava con tutta sé stessa dedicarsi alla filosofia e renderla il mio obiettivo di vita.

Nietzsche arrivò al momento giusto: con il suo superuomo che insegna a essere «fedele alla terra» e quindi, nella lettura che ne feci allora, anche a sé stessi; con quel «diventa ciò che sei» che attraversa la sua filosofia, mi diede il coraggio di scegliere di avviarmi per la mia strada, quella della ricerca filosofica, andando totalmente controcorrente.

E da lì studiare filosofia, ragionare, domandarmi quale fosse la realtà che mi circondava divenne per me una ragione di vita.

Ricordo benissimo la sensazione che provai quando iniziai l'università: libertà di conoscere, di non unirmi semplicemente al gregge. Il tutto reso ancora più speciale da chi avevo al mio fianco: i professori e i ragazzi come me, amanti della sapienza, che incontrai durante il percorso.

Dopo l'università avevo capito due grandi cose.

La prima era che tutta questa conoscenza, tutta questa presa di consapevolezza, non avrebbe avuto senso se fosse rimasta "chiusa nella mia testa". Perciò il mio scopo, il mio daimon, divenne da quel momento quello di insegnare, di aiutare gli alunni a "uscire anch'essi dalla caverna di Platone".

La seconda era che, purtroppo, soprattutto nel corso dell'ultimo secolo, la filosofia era stata rinchiusa sempre più dentro un'aula, diventando, per molti, un sapere puramente accademico e percepito come inaccessibile.

Gli stessi professori, a volte, tendono a insegnare la filosofia come se fosse semplicemente una "materia", oppure a divulgarla attraverso paroloni e tecnicismi che finiscono per allontanare le persone, anziché avvicinarle.

A queste due consapevolezze se ne aggiunse poi una terza: il sistema scolastico nel quale stavo iniziando a insegnare mostrava, ai miei occhi, molti problemi. Il precariato, la cattiva organizzazione, i programmi rigidi e le tempistiche ridotte: tutto questo non mi permetteva di insegnare e, soprattutto, di educare gli alunni come avrei voluto, con pazienza, tranquillità e amore.

Lezioni Sagge nasce proprio dall'amalgamarsi di queste tre consapevolezze: dalla voglia di creare una "piazza", non un'aula, in cui tutti potessero accedere alla conoscenza e fare davvero filosofia; uno spazio nel quale insegnare in modo semplice e accessibile ai più, liberando la filosofia dai tecnicismi superflui per donarla a quante più persone possibile.

E, perché no, uno spazio "mio", costruito secondo quella che è la mia idea di insegnamento, che potesse così diventare lo spazio di tutti.

Ciò che voglio condividere con Lezioni Sagge è proprio la saggezza.

Non intendo, però, la saggezza come il possesso di tutte le risposte. Penso innanzitutto all'atteggiamento socratico, alla capacità di riconoscere con umiltà i limiti di ciò che sappiamo e di continuare a interrogare ciò che crediamo di conoscere. E penso anche a quella virtù che Aristotele chiamava phronesis, la saggezza pratica: la capacità di deliberare bene su ciò che riguarda la nostra vita e il nostro agire.

Per me essere saggi significa anche questo: riuscire a fare un passo indietro rispetto a ciò che ci circonda e domandarci, con umiltà, che cosa della realtà conosciamo davvero e su che cosa, invece, dovremmo imparare a riformulare le nostre domande.

Ciò che voglio insegnare, perciò, non è semplicemente un susseguirsi di teorie, ma la trasformazione di prospettiva che può nascere dal mettersi in dialogo con i filosofi, soprattutto quando ci rendiamo conto che ciò su cui ci interroghiamo oggi è lo stesso problema sul quale altri pensatori si sono interrogati secoli fa.

Ed è forse proprio questo che continuo ad amare della filosofia da quando avevo 16 anni: la possibilità di non dare il mondo per scontato, ma di continuare a interrogarlo.

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